Il presente porta visibilmente con sé, nei nostri corpi, tutta la nostra storia, pretende un'attenzione che ci lega oltre il privato, oltre l'individualità, oltre l'identità, senza le quali tuttavia la vita non avrebbe senso per il futuro, non ne avrebbe avuto mai nel passato.
Adriana Perrotta, Paolo Rabissi

domenica 2 febbraio 2014

Lavoro d'amore e lavoro produttivo


Lavoro d'amore e lavoro produttivo


Lavoro d'amore, o di cura, della donna per la riproduzione mi è sempre sembrato simmetrico a lavoro direttamente produttivo del maschio. Come dice anche Melandri in un suo intervento su un social network ci sono donne che non abbandonano volentieri, nemmeno se lavorano anche all'esterno, il potere che sul lavoro di cura hanno organizzato per sé,  perché là sta in definitiva la summa (teologico patriarcale) della propria identità: continuano a non pretendere la condivisione del lavoro di cura e se ne fanno carico magari anche per parenti e affini perché se mollano quel tipo di potere, in una società in cui conta solo avere potere o quasi, cosa rimane loro per sopravvivere? E dunque queste donne vivono dentro una debolezza drammatica di fondo contro la quale sono disposte anche a fare doppio e triplo lavoro. Certo è che, simmetricamente, molti uomini non sanno proprio più cosa fare se viene loro a mancare il cardine della propria identità ovvero il lavoro produttivo: tutti i loro poteri e privilegi, consapevoli e non, vanno a remengo: come fanno a mantenere (nel caso) o proteggere (sempre) moglie e figli? Come fanno a pretendere di conservare il godimento del lavoro di cura?  Con la perdita del lavoro nella nostra società il maschio rischia di perdere identità e privilegi patriarcali e l'umiliazione aumenta se deve ricorrere alla donna che lavora. C'è comunque da tenere conto anche del fatto che molti uomini di ogni età ormai non disdegnano lavori di stampo femminile (tra cui i nostri figli! hai giustamente detto in un incontro con una poeta e romanziera, rivendicando in qualche modo la lezione del femminismo). Ci sono coloro che accettano di condividere bisogni quotidiani come  lavare i piatti e cambiare i pannolini ai neonati,  ma c'è qualcosa in più di questo, infatti anche nel mondo del lavoro direttamente produttivo oggi contano sempre più capacità legate alla relazione e alla mediazione alle quali le donne sono più abituate proprio per educazione di genere. In qualche modo dunque il lavoro di cura è già messo a profitto ovviamente al minimo costo. Il famoso 'salario per il lavoro domestico' degli anni settanta non ha mai convinto nemmeno me, tanto meno quando un vecchio compagno di strada sosteneva apertamente che non si poteva monetizzare 'un atto d'amore'! Tempi ancora difficili per una critica del patriarcato.

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